Furioso e innamorato. Non riesco a scindere. Non sono dialettico. L’idea stessa di equilibrio mi diventa innaturale. Colgo così ogni ansimo incerto e lo trasformo in scirocco.
L’ulteriore che mi aliti addosso è la più vera tra le vite che sono nostre. Non oltraggerò l’aria coi miei affanni. Non farò del mio corpo una pretesa esangue. In te, ripongo la sfida capitale di ciò che mi riconduce a casa ogni volta.
Celebrando l’esorbitanza, hai vergato sulla tua pelle un dolore senza peccato. La vera arte sta nel curare la vita col suo stesso sangue.
Ho adempiuto alla gravità delle cose. – Irriflessivo, cocciuto. Giungo all’affronto delle tue cosce.
Rampa di spezie la tua schiena. S’inarca come preda ingorda lungo il crinale del giorno. – Ed io occhieggio, sedato, al minimo incanto che ci tiene.
“Oltre” è la parola tua. – Prenderne atto. Sgominare il verbo che ci zavorra.
Ricordo, a chi volesse acquistare una copia del mio ultimo libro, che mi si può contattare tramite un pvt su Splinder oppure scrivendomi a: mangone.carmine@gmail.com In alternativa, lo comprate su IBS o in libreria (distribuzione NdA).
Procedere con un altro me stesso. Lanciarmi senza posa all’esterno dell’avverbio “oltre”. – Insieme a te, riarmo il “ti amo”.
Il movimento dell’intelligenza non cambia la forma dell’essenziale, quando quest’ultimo si fonda sulla violenza dell’unicità che afferma il vivente. – Accetto e ricreo i luoghi comuni della quotidianità solo se divengono, almeno a sprazzi, i luoghi di una Comune passionale dove condividere e sviluppare l’ingovernabile, l’immanenza dell’oltre, la possibilità di una vita acerrima.
L'acqua che fa il cielo quando ride. Il sapore che ha la pelle dopo l’amore. La strada che ho preso per non mentirmi. La rabbia che provo se frana il sorriso. E ben altro ancora che dirò solo in fondo al tuo corpo.
La valanga seduce i fianchi della montagna portando a valle una teoria di amorose rapine. Si sommerge anche la morte, a furia di prorompere contro la banalità della vita. Ogni mano tesa ha una sorella che l’attende. Sta a noi urtare contro gli spigoli del destino senza farci male.
Dalle mie parti si raddoppia sempre tutto. E si torna spesso all’origine partendo dagli estremi. – Ammore, ammuína. La lettera iniziale-iniziatica che apre tutto: materia, alfabeto, insurrezione; sposata alla doppia emme che richiama la fecondità del disordine, lo spirito molteplice della vita.
Scampoli di bellezza si abbattono sulla sera impervia. Concedersi senza remore alla premura di un avverbio come “perdutamente”.
Questo strapotere della morte che si sfalda intorno alla violenza d’un bacio. – Ho sognato le tue labbra e mi si è infranta la notte.
Per tenermi addosso il tuo odore anche domani, nego il socialismo riformista dell’igiene e differisco superbamente le pretese prosaiche dell’acqua. – La vera poesia è sempre sporca d’amore.
Aggredisco sfumature e mi balocco con l’oscenità di un rigore indisponente. – Staccare degli stupidi petali da una stupida margherita non ha mai fatto l’amore. Non per me. – Le tue labbra tumide, l’ingiunzione di un rossetto mai abbastanza sfacciato per il nostro tumulto.
Mi piace pensare all’idea dell’amore – e al suo avvento – come ad un’alterazione del destino, ad una poesia incurabile del mio tempo biologico.
Ormai adopero sempre le stesse parole: poesia, amore, anarchia. Ma che volete farci?, sono un entusiasta cronico, un barbaro agrimensore dell’inconsulto, poeticamente quasi autistico e senza più speranza.
Qui di seguito, miei cari amici, potrete leggere quattro testi tratti da altrettante mie opere.
Il primo è una breve poesia estratta dall’ultimo libro, mai apparsa prima sui miei spazi web.
Il secondo è stato uno dei primi scritti pubblicati su questo blog nell'autunno 2006, testo poi confluito in Al centro esatto dello stupore.
Gli altri due, invece, sono tratti dalle mie prime due raccolte ufficiali, opere ormai non più disponibili da anni.
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Noi, dedalo, carne
nessun corpo si rapprenda
alle foci del verbo
amandoti
scongiuro la forbice
nudo sulla terra nuda
accolgo il mondo e ne faccio vanto
nessun dubbio sull’acqua che mi porgi
sentenza di vita è il tuo amore
Carmine Mangone, Mai troppo tardi per le fragole, L’orecchio di Van Gogh, 2009, p. 56.
[ Ricordo, a chi volesse acquistare una copia di Mai troppo tardi per le fragole, che mi si può contattare tramite un pvt su Splinder oppure scrivendomi a: mangone.carmine@gmail.com In alternativa, lo comprate su IBS o in libreria (distribuzione NdA). ]
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Principi di frammentazione #1
Cosa c’è che non va nel fatto che l’umana congerie mi irrita sempre più e che volendo eluderla mi vedo costretto a strisciare sotto la mia mente?
Accolgo ormai solo la parte peggiore del verbo. La scremo e ne faccio piccole perle di vanagloria o nidi di lealtà occultati nell’ombra.
POCHI AMICI – MOLTO AMORE.
Sono senza speranza. Lo so. Il che non vuol dire che io sia disperato. Tutt’altro. Ho solo voglia che qualcuno venga a dirmi qualcosa d’intelligente. Assai improbabile, no?
Carmine Mangone e Valentina Mosca, Al centro esatto dello stupore, PesaNerviPress, 2007, p. 29.
[ Per la cronaca, restano ancora meno di una decina di copie di Al centro esatto dello stupore. Poi il libro può dirsi ufficialmente esaurito! ]
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agirà l’idea di
una distruzione felice e di
neri stendardi e athanor matrice
in come dubbio seguitando
la genia fottuta dei mercanti
Carmine Mangone, Incastrato tra fuoco e lacrime, City Lights Italia, 1998, p. 40.
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Per superare il solstizio d’estate
e la troppa luce
ecco –
un banale incidente del desiderio
come quando (non so
non voglio sapere
io mento)
di quel dio
degli altri il mio
infischiarmene
ma non degli occhi pieni di lacrime
Carmine Mangone, Anche ieri ho dimenticato di morire, TraccEdizioni, 1993, p. 24.
Ringrazio di cuore Marco di Gregorio degli ELETTROFANTI per il bel
frammento sonoro che impreziosisce uno dei testi più carnali e
"forti" del mio ultimo libro.
il brano lo scaricate qui.
«Ma voi amate la filosofia, possedete un bellissimo controsenso, un uso, una finezza nel controsenso e un calore nel rectum che mi fanno andare assai d’accordo con voi» (D.A.F. de Sade).
A partire dalla sua comparsa, il culo rappresenta una crisi, la crisi della pubblicità (intesa qui come scena del dominio pubblico); crisi che pone da subito l’alienazione del corpo in un buco e, parimenti, la sua realizzazione, sempre differita, nella violazione delle cose che ne impongono l’occultamento.
La soggettività del culo non è altro che il rovesciamento delle idee false sulla storia del corpo.
Bisognerà insorgere senza posa contro l’opinione che esige che lo svelarsi del culo sia inadatto al moto del pensiero. Il culo non è dialettico, ma la dialettica non è una legge.
Il dinamismo del pensiero critico può essere soltanto l’intelligenza nello sfiorarsi o sfregarsi dei corpi, ossia l’intelligenza che viene agli uomini mentre essi vengono consapevolmente al corpo dell’altro.
Il venire alla luce dell’ano è il rimosso storico e biografico della natura che irrompe, o meglio: il momento in cui il divenire dell’attività cosciente dell’uomo si focalizza intorno a un addensamento del rimosso. È come se la realtà del corpo diventasse ancora più reale attraverso l’intimidazione fatta dal buco del culo a tutto ciò che lo scredita.
Smentendo il rapporto ideologico che il corpo moderno ha con la sua natura, il culo richiama incessantemente la tensione, il controsenso dell’essere nei confronti dell’irrealtà che lo evoca senza stimarlo.
L’amore non è un’ampia eventualità. L’amore è il risultato di un progetto. Di una tenerezza nuova verso le forme-di-vita. Di una rivolta consapevole (e ironica) contro il mondo che ne osteggia da sempre gli aspetti dirompenti.
Questo libro è un percorso accidentato e magnifico attraverso l’unicità di un amore. Le poesie e gli aforismi che lo compongono si rincorrono, si tengono per mano da una pagina all’altra per testimoniare – e affermare con decisione – la possibilità di un’intesa totale tra gli umani. Intesa che si vuole anche “politica”, in quanto portatrice di precise e ingovernabili istanze del cuore.
Per chi non sopporta la poesia debole dei nostri tempi, qui c’è una moltitudine di scintille per avvampare di bellezza il mondo. Parole che vi sembreranno fuori luogo, proprio perché non inciampano nei luoghi comuni del sentimento.
L’Autore:
Carmine Mangone è nato a Salerno nel 1967. Poeta e performer, amante a tempo pieno e dottore in qualcosa, ha ormai alle spalle una dozzina di pubblicazioni e decine di reading. È stato traduttore di Péret, Blanchot, Lautréamont, Mansour. Non ama i poeti che “poètano” e basta. Ha letto troppi libri. Sogna di rimanere umano tutta la vita. Non ha più paura di sorridere agli altri.
* * *
Un grazie di cuore a Marco Refe di OVG per l’amicizia e la fiducia, a Andy Violet per lo splendido artwork di copertina, a Roberto Marinelli per aver contestualizzato magnificamente il lavoro di Andy e un saluto affettuoso alla donna senza la quale queste “fragole” non avrebbero avuto lo stesso sapore.
* * *
Il volume lo potete richiedere direttamente a me con un pvt o inviando una mail a: mangone.carmine@gmail.com; in alternativa all'editore L'orecchio di Van Gogh, oppure potete acquistarlo nelle maggiori librerie o presso gli spazi legati al circuito Interno 4.
PESANERVIPRESS
ISBN: 978-88-903112-4-6
96 pagine, euro 8
Carmine Mangone
[ La poesia non si cicatrizza. S’imbeve di vita. Esplode. ]
(...)
La comunità del cuore, pur restando negazione dell’isolamento, è amore della soglia, dell’attraversamento – quindi: condivisione amorosa di affinità e limiti in un mondo senza più centro, né cause, né difese.
(...)
Troppe parole difficili sulla poesia. Quindi sono verosimilmente le parole giuste. [ Poesia, giudizio, unicità degli stessi. Dove trovare il bandolo del pensiero in idee simili, se non al di qua del male? ].
Mi chiedo però quanto il bello – degenere fondamento della poesia – sia ormai una mera stratificazione di trucchi, di make-up estetici raffazzonati, quantunque assolutamente necessari per mascherare la morte socialmente diffusa e che si tenta di esorcizzare o nascondere perché incapaci di farla rientrare nella “normalità” sempre più inorganica della vita quotidiana.
(...)
L’amicizia, l’amore – questo differire dal mondo prosaico, appartenendo alla comunità del cuore e solo ad essa – inerenza alla lieve saggezza di un pensiero fertile – che mai sarà aderenza alla mera idea dell’affetto (sterile come tutte le idee, se non viene corroborata dal senso e dal sangue) – l’amicizia, l’amore, è ciò che non si compie mai, sempre irrisolto, sciolto, dislocato – e dove ogni definizione rimane bella quanto vana: inesausto percorso delle passioni, abuso volontario del senso, indomita carne della volontà.
(...)
Post scriptum:
c’è molto amore nelle parole di Roberto Belli – e se non ne riscontrate affatto, siete in terribile difetto, voi e il male di vivere che vi portate dentro.
Ci sono parole scolpite nella carne che non hanno bisogno dell’abitudine. E l’eloquenza del mondo andrà cercata e mirata in ciò che manca e mancherà sempre. Apertura decisiva sui corpi da completare. Notte nera. Sentenza di vita che è l’amore.
Care amiche, cari amici,
un anno fa usciva Al centro esatto dello stupore per PesaNerviPress, libro che raccoglie i testi poetici e aforistici di quella che io definisco scherzosamente (ma fino ad un certo punto) la "fase eroica" dell'amore tra me e Valentina Mosca.
Il libro è ormai giunto alla seconda tiratura della prima edizione e credo che, di questo passo, potremmo farne una terza entro la primavera del 2009.
Per invogliare coloro che non lo hanno ancora acquistato (marrani!), riporto qui di seguito qualche estratto significativo, oltre naturalmente ai dati essenziali sul libro e sul suo acquisto.
VALENTINA MOSCA
Arriva la marea
Mi lascio sommergere
Non resisto
Ondeggio autisticamente
Sui lembi di parole che odorano di fine
Lo strazio lacerato della morte di una possibilità
Di
Stare
Ancora
Eppure cammino leggera
Su queste strade di piombo
Sarà che ho piedi allenati
E occhi adeguati all’abisso
Sarà che a quest’ora della sera
È follia che oltraggia
Il gelo in cui mi ero avvolta
Bozzolo di ghiaccio
Tumulo stretto del non/sentire
Forse è che
Qualunque sia la strada
Ho deciso di percorrerla a testa alta.
Mi ustiono di vita.
Alla fine.
*
Come fremito d'acqua
Scivolo lenta
Per lambirti.
Grembo liquido
Mi faccio cerchio
Per comprenderti.
Non appronterò difese
Sarò morbida
Come neve nuova
Brava bambina col vestito bianco
Zoccola deliziosa di labbra tumide
Lascia che io percorra le tue vene
Leggera.
La tassonomia precisa dei miei passi
Ti starà d’incanto, amore mio.
CARMINE MANGONE
(...)
Qualunque sia la strada. È detto.
Perché noi siamo come scintille che cercano l’incendio.Perché noi cancelliamo il mondo per rifarlo nella commozione e nel furore. Perché noi siamo il destino.
In una mente ingombra di pensieri neri, ho lottato contro me stesso. Vagavo tra parola e parola e avevo giorni nati già morti. Disperato. Disposto a sanguinare anche solo per un briciolo di vita buona. Disperato, sì, come non mai. Alla ricerca della poesia definitiva. In balìa di un’intelligenza in rovine. Finendo ogni volta per incagliarmi nei sorrisi mancati, nel patetico travaglio di una perdita costante.
ottobre 2007, pp. 152 ISBN 978-88-903112-0-8 una copia: euro 10 [dieci] tre copie: euro 20 [venti] cinque copie: euro 35 [trentacinque] * spese postali incluse * Per acquisti e info sulle modalità di pagamento inviatemi un PVT o scrivete a mangone.carmine@gmail.com Ogni coppia di amanti, se dimora nel vero, è una Comune e anche una macchina da guerra. Sul bordo che li circonda si sta sempre come danzando sull’orlo del precipizio. dalla prefazione di Orsarossa perché è l'amore che fa solide le cose qui le _ rileva come canto come _ insurrezione come _ sostanza provocata dell’esistenza | la potenza di un corpo è dettata dall’amore _ è qui che si mortifica il rispecchiamento dell’esistente la _ spettacolarizzazione del tempo smaterializzato | la grossolanità della fede e il credo nei riguardi di tutte le dottrine | qui si mortifica il presente _ la condizione del dilettantismo della vita priva di furore | qui l’amore è il coraggio di aver disprezzo per la società dalla prefazione di nihilNONorgan Questi scritti sono sesso e sangue, sono cuore e ventricoli di luce, sono membro d’uomo che s’alza e spinge e cavità di donna che lo contiene. Sono corpi senza maniere, corpi lamiere e macchine perfette, fatte di carne ardente per la recita finale della poesia furente. dalla postfazione di Arnaldo Pontis un ringraziamento speciale a: CRISTIANA FORMETTA senza la cui amicizia e "follia" questo libro avrebbe visto la luce chissà quando. Invito tutti i nostri amici di Splinder a sostenere Cristiana e la PesaNerviPress :: una nuova voce di libertà e coraggio nell'asfittico panorama culturale dei nostri giorni. Grazie.
La poesia annaspa. Le parole sono troppe. La verità è un ridicolo campo di battaglia.
Ma ciò in cui credevo non è da considerare un patetico brandello di memoria.
I pochi che sanno, gli amici che resistono gioendo anche col freddo - e soprattutto quell'amore colmo di rigore che mi ha portato ad essere umano - tutto ciò ha ancora un senso e non morirà con me.
Nome: CARMINE MANGONE *per una scienza erotica e faziosa, per una conoscenza estetica della materia, per il cruccio sovrano di un'insurrezione carnale*